Tracy (2° parte)

Devo confessare che quando ho iniziato a scrivere questo blog ci ho impiegato un pò di tempo a capire come si inserissero le immagini all’interno di un testo e come si facesse a formattare. Se andate a controllare, infatti, vi accorgerete che i primi articoli sono privi di immagini che accompagnano il testo.
Quando però ho capito qual’è la procedura che permette di includere una fotografia all’interno di un post, quasi nessun articolo né è rimasto sprovvisto. Anzì, spesso e volentieri, è stata proprio un’immagine che mi ha ispirato il testo di un post come in questo caso e in quest’altro.

Vi ricorda nulla questa immagine:
woman-4945819_1920Se avete l’impressione di averla già vista non vi sbagliate: è la stessa che avete visto qui, cambia solo lo sfondo. Quando l’ho vista la prima cosa a cui ho pensato è stata quella di dare un seguito al post che avevo già scritto ma -ad essere sincero- se la prima parte – ammesso ce ne sia una seconda – mi è stata semplice da scrivere, pareva ispirata, per la seconda non saprei proprio come continuare.

Tracy è  nuovamente seduta sul davanzale della sua casa intenta a guardare fuori dalla finestra ma, invece di osservare gli altri grattacieli dalla parte opposta della strada, ammira la terra come se, invece di essere all’interno del suo loft, fosse all’interno di una navicella spaziale. Stà sognando o è realtà? Boh… nemmeno lei lo saprebbe dire, l’immagine che le appare fuori dalla finestra sembra così reale…

Tracy sa bene che non lo è e lei non stà sognando. Qualche giorno prima era stata contattata dal washington post che le aveva chiesto se era interessata a partecipare ad uno studio di un istituto neurologico americano aperto a scrittori e blogger.
I candidati sarebbero rimasti chiusi per due settimane in un luogo assolutamente identico alla casa o all’ufficio dove generalmente lavoravano, con la possibilità di poter cambiare a loro piacimento il panorama che potevano osservare dalle loro finestre.
Durante questo periodo i blogger potevano continuare a lavorare ai loro articoli senza nessun problema.
Scopo dell’esperimento era capire come condizioni esterne in un ambiente chiuso potessero influire gli scritti dei blogger e se venivano attivate delle aree celebrali particolari.
Occorre dire che Tracy trovo l’esperimento molto divertente e anche i suoi articoli né trassero giovamento.  Anche se si era sempre trovata bene nel suo loft, cominciò a chiedersi se fosse un’idea tanto bizzarra provare a cambiare luogo di lavoro.
In fondo a lei per lavorare serviva solo un laptop, uno smatphone e una connessione ad internet.


Devo essere sincero, quando ho iniziato a scrivere questo post ero un pò, come dire, scettico. Non avevo idea di come giustificare in un racconto realistico un’immagine che è chiaramente il risultato di un fotomontaggio.
Avevo un’idea ma non mi convinceva del tutto, mi sembrava un pò forzata e inverosimile. Poi di colpo mi è venuto in mente l’idea di questo esperimento che in fondo tanto assurda non è. Tutti noi non siamo in quarantena forse? E anche se non possiamo cambiare il panorama della nostra finestra e farlo diventare la vista dallo spazio o, più semplicemente, una vista su una montagna o sul mare, non è forse vero che cambia con il mutare del tempo e delle stagioni? E ciò non unfluisce sul nostro modo di scrivere?

O forse è solo la quarantena che mi stà dando alla testa.

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