In pensione

jeans-428613_1920Da dove cominciare questo post? E’ da così tanto tempo che non metto mano al blog che proprio non ho idea da dove iniziare. Come avevo scritto qui poi, le prime righe sono sempre le più difficili, le più complicate, quando si supera lo scoglio iniziale il resto è molto più facile.
Mercoledì tornando a casa ho avvertito uno strano spiffero provenire dai pantaloni ma ad una prima rapida occhiata sembrava tutto a posto, quando poi sono arrivato a casa, sono andato subito in camera e mi sono reso conto di uno sbrego al livello del cavallo. Si, lo so che oggi vanno di moda i pantaloni con lo sbrego, anzì se entri in un negozio e ne chiedi un paio è verosimile che ti vengano proposti già lacerati. Io però ho una certa età e sono della generazione per cui se un paio di jeans erano strappati o si riparavano, o li tenevi come calzoni da lavoro o – e succedeva nella maggior parte dei casi – li cambiavi. Lo strappo che si era formato rientrava nell’ultima casistica e così questa mattina sono uscito per comprarmene un nuovo paio. Per i jeans (porto esclusivamente quelli, li trovo troppo comodi) non vado mai in negozio. Il mio fornitore di fiducia è sempre stato una bancarella nel mercato che fanno in centro il sabato mattina. Non amo particolarmente la calca della gente per cui se ci vado è perchè ci devo andare. Sapendo dove si trova la bancarella vado sempre a colpo sicuro: parto, compro, torno. Così ho fatto anche questa mattina ma, arrivato a destinazione non riesco più a trovare la bancarella e – devo essere sincero – la cosa mi coglie un pò di sorpresa, anche perchè, contrariamente a molte bancarelle che lasciano la mercanzia un pò alla rinfusa, loro tenevano tutti i jeans rigorosamente piegati e vendendo solo quel genere di prodotto la loro bancarella si riconosceva a distanza anche per uno che, come me, non ha esattamente una vista d’acquila. Considerando il fatto che quando distribuivano il dono del GPS io ero in fila per qualcosa d’altro, data la mia capacità innata di riuscire a perdermi persino all’iterno di un campeggio (è successo realmente), decido di fare il giro delle bancarelle, non si sa mai che con l’età che avanza la destinazione programmata sia errata. Dopo l’ennesimo tentativo andato a vuoto concludo che è il caso di chiedere indicazioni; ritorno quindi sul posto dove ero sicuro avrei trovato la bancarella che cercavo e chiedo al venditore della bancarella accanto: “Scusi, ma qui vicino non c’era un una bancarella che vendeva jeans?” “Lui basso di statura?” “Si, esatto!!!” “Non c’è più, è andato in pensione.”

Devo essere sincero la notizia mi ha un pò rattristato e non solo perchè ora dovrò trovare un’altro fornitore di fiducia ma anche perchè non ho potuto salutarlo e augurargli buona pensione; dopo tanti anni che andavo sempre da lui a comprare pantaloni credo di non esagerare nel dire che ci si rivedeva con piacere.

Non so bene come terminare questo post, magarì fra gli hobby che ha cominciato a coltivare da pensionato avrà trovato posto anche il blogging e, anche se forse non capirà quale dei tanti clienti sono, ora leggerà i miei migliori aguri!!!!

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Basta qualche metro per…

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pixabay.com

Ultimamente per andare a messa ho cambiato percorso. Invece di seguire la strada principale ho preso l’abitudine di seguire una viuzza interna e oggi, mentre la percorrevo, ho avuto la sensazione di fare un viaggio spazio – tempo. Mi è parso di tornare indietro negli anni 50: abitazioni con muri scrostati, panni stesi fuori dai balconcini alla ricerca di qualche raggio di sole che li scaldasse come se gli abitanti non conoscessero l’ultimo ritrovato tecnologico dell’ingenieria moderna chiamato “asciugatrice”(ad essere sincero nemmeno io la uso). Persone che invece di camminare frettolosamente a capo chino guardando i loro smartphone, senza nemmeno vedere se andavano a sbattere contro qualcosa, erano assiepati intorno all’entrata di un bar magari seduti su qualche sgabello a chiaccherare amabilmente gli uni con gli altri (chiacchierare – che parola vetusta, non ricordo nemmeno più quando l’ho usata l’ultima volta).

 

Se avessi visto qualche piccolo giocare disegnando con il gesso tracciati sulla strada avrei pensato veramente di aver cambiato epoca nel raggio di pochi metri

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Tempismo perfetto!!!

coffee-1009621_1920Quando sono andato a vivere da solo alcuni amici mi hanno regalato una macchina del caffè a cialde e a distanza di anni posso dire che mai idea fù più azzeccata.
Dopo qualche tempo decisi di sostituirla con una a grani per due semplici ragioni: la prima è che mi sembrava di buttar via una quantità smodata di plastica, la seconda era che allora le cialde venivano vendute in un negozio decisamente lontano da casa che per me è sempre stato scomodissimo da raggiungere, soprattutto considerando che avevo un supermercato sotto casa che vendeva i pacchi di caffè a grani.

Fatta questa premessa, proseguiamo con il resto del racconto. Sono rientrato al lavoro giovedì, sperando così in un ritorno al lavoro un pò meno traumatico: due giorni in ufficio seguiti da un altro week end.
Mercoledì dopo pranzo mi preparo un caffè: accendo la macchina, aspetto che faccia il suo iniziale risciacquo e, quando faccio per mettere sotto la tazzina ecco che vedo la luce di errore lampeggiare in modo strano. Generalmente quando lampeggia è perchè o occorre aggiungere il caffè in grani nell’apposito vano, o perchè occorre svuotare il recipiende dove vengono raccolti i fondi di caffè. Ovviamente nessuna delle due opzioni era da prendere in considerazione, inoltre la spia lampeggiava in modo anomalo.
Provo a spegnere la macchinetta e a riaccenderla ma niente da fare, la spia è lì a segnalarmi che c’è qualcosa che non va. La apro, pulisco il “gruppo caffè” lo rienserisco ma ancora niente. Vado ha prendere il manuali d’istruzione e chiaramente ne trovo tre: lingua inglese, lingua tedesca, lingua francese!!! Caz… non posso. Cavolo, ma siamo in Italia, non potete scriverne uno in italiano? Alle tante, dopo una ricerca spasmodica, salta fuori anche quello scritto in una lingua a me comprensibile!!! Comincio a leggerlo e – come se la legge di Murphy continuasse a perseguitarmi – ti spiega di tutto e di più ma non cosa signica quel messaggio di errore.
Sono sul punto di rinunciarci e cominciare a mettermi nell’ottica che forse dovrò cambiare la macchinetta, in fondo anche lei ha una certa età. Mi dò un’ultima possibilità: faccio uscire il vapore e… magia, la spia si spegne e posso finalmente farmi il caffè.

Mentre lo assaporo penso ad una cosa: “Per fortuna che mi è successo oggi pomeriggio che avevo il tempo per trovare una soluzione all’incoveniente, se mi fosse successo domani mattina che dovevo fare in fretta per andare al lavoro avrei saltato la colazione.”
La mattina successiva, infatti, la spia ha dato ancora la stessa segnalazione di errore ma, per fortuna, sapevo già cosa fare!!!!

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Buon anno!!!

Siamo già al 2 gennaio e non ho scritto ancora nulla. Niente per l’ultimo dell’anno e niente per il primo dell’anno, così non va, sono partito con il piede sbagliato. Il 2019? Credo che sia ancora il fase di caricamento…

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Buon anno a tutti!!!

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Auguri blog e buon natale

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Non ricordo bene che ore fossero quando mi sono messo davanti alla tastiera del computer per iniziare a scrivere il primo post di questo blog. Probabilmente sarà stata mattina, dopo colazione, il momento che preferisco per stare davanti al pc quando sono a casa non devo uscire e non ho impegni; non prestissimo perchè quando sono a casa e posso dormire un pò di più non riesco mai ad alzarmi all’alba. Inoltre in quei giorni oltre alle ferie avevo cominciato anche l’influenza per cui facevo spola tra letto e poltrona portandomi appresso nei momenti di maggior lucidità il mio portatile.
Da allora sono trascorsi ormai sei anni e mi sembra un’eternità, non avrei mai creduto che il mio blog potesse diventare così longevo e invece… Articolo dopo articolo, tra alti e bassi, momenti di sconforto e tentazione di chiudere tutto eccomi qui a spegnere le sei candeline.

Prima di iniziare a scrivere questo post mi sono tornati alla mente i primi blogger che hanno cominciato a seguirmi e che in seguito non si sono più visti sostituiti da altri. Recentemente ho terminato di vedere la serie “ER – medici in prima linea”. Negli ultimi episodi hanno fatto la comparsa i protagonisti che nel tempo avevano lasciato la serie sostituiti dai nuovi protagonisti. Ecco, lo so che forse non è il massimo come paragone, ma come in questa vecchia serie degli anni 90 mi piacerebbe “rivedere” tutti quanti vecchi e nuovi. Nell’attesa Auguri blog.

E nel caso non riuscissi più a mettermi davanti al computer prossimamente

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Pensiero felice

rv-2788677_1920Vi è mai capitato quando eravate giovani d’immaginare un’esperienza che non avevate mai fatto, come se fosse un “pensiero felice”. Magari una lunga vacanza con gli amici in una destinazione lontana o il giro del mondo. Sapevate che quell’esperienza sarebbe rimasta un sogno perchè non avreste mai avuto l’occasione di farla, nonostante tutto, quando quel pensiero tornava a bussare alla vostra testa l’accoglievate con piacere, come una persona che vi viene a trovare e che non si vede l’ora d’incontrare.

Il tempo passa e crescendo le preoccupazioni e gli impegni aumentano e pian piano quel “pensiero felice” comincia ad annebbiarsi, ci pensate sempre di meno, non viene più a bussare alla vostra testa con l’insistenza di una volta,  gli affanni della vita ve lo fanno scordare, quasi senza accorgervene. Ormai nemmeno ci pensate più, anzì, peggio, nemmeno rammentate più di averlo avuto quel “pensiero felice”. Un pò come quelle persone che non si vedono più da molto tempo e, non rimanendo più in contatto si dimenticano, forse perchè quei legami che avevate instaurato con loro non erano poi così forti.

Poi, un giorno accade che tornate a casa dopo una lunga e faticosa giornata di lavoro, cenate, sistemate i piatti, vi accomodate sulla poltrona, accendete la televisione e cominciate a guardare un programma che – ad essere sinceri – non state seguendo nemmeno più di tanto. Anzì, ad essere sinceri, non lo state proprio seguendo, ma siete a casa soli e quell’audio di sottofondo vi tiene compagnia. Quel “rumore” vi aiuta a pensare e tutto ad un tratto, senza che l’abbiate programmato o che l’abbiate cercato ecco che quel “pensiero felice” che nemmeno più ricordavate vi riaffora alla mente.
E’ un pò come quando, scendendo in cantina per prendere un attrezzo che vi serve, cominciate a sistemare dei ripiani e pulendo, ritrovate degli oggetti della vostra infanza che nemmeno pensavate più di avere.

Ecco, l’altro giorno quel “pensiero felice” mi è tornato alla mente. Saranno passati ormai vent’anni da quando ci avevo fantasticato l’ultima volta e –  devo essere sincero – ci sono rimasto un pò male quando mi sono reso conto che non  mi ha dato più quell’emozione che mi dava una volta.
Sarà che nel frattempo sono cambiato io, che altre esperienze mi hanno cambiato e mi hanno fatto vedere le cose in un’ottica diversa, forse meno fantasiosa. Una cosa che però ricordo è che quel “pensiero felice” aveva la capacità di farmi aprire in un sorriso che ora un pò mi manca.

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Nuovo inizio

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Un noto proverbio recita: chi bene inizia è già a metà dell’opera. Ieri pensando ai post che scrivo su questo blog mi sono reso conto che questa massima può essere applicata anche quando si inizia a scrivere un articolo.
Vi è mai capitato di avere un’idea per un articolo e quando siete davanti al computer e cominciate a metterla nero su bianco non riuscite a mettere giù nemmeno due righe? Eppure l’idea vi sembra buona!!! Riprovate, riscrivete, vi bloccate, rileggete e nuovamente cancellate. Sembra che quelle due righe vi tengano legati, non riuscite proprio ad andarcene fuori. Quando siete sul punto di rinunciare per fare altro scegliete di fare un’ultimo tentativo. Questa volta invece di usare la solita frase che avevate scelto per l’incipt del vostro articolo decidete di cambiare approccio, ne scegliete una che sembra essere quasi fuori tema rispetto a quello che pensavate di scrivere. Eppure… eppure sembra che questa sia la volta giusta. Terminate le prime due righe vi rendete conto che potete fare un’altra piccola aggiunta, subito dopo un’altra ancora e da queste due nuove aggiunte vi si è materializzata nella testa un’altra idea che si concilia perfettamente con la prima idea che avevate in testa, anzì la perfeziona.

Sembra che l’articolo sia decollato, nuove idee cominciano ad affollarsi nella testa e le mani sulle tastiera non sembrano starci dietro. Vedete che pian piano il vostro post comincia a prendere forma. Vi fermate un’attimo, questa volta però non vi siete bloccati,  dovete solo fare una piccola correzione e quest’ultima vi dà lo spunto per un nuovo pensiero che vi fà aggiungere un nuovo paragrafo al vostro articolo.

Ecco mi sono reso conto che tutto questo capita spesso anche a me. Quando dopo due righe non riesco più a proseguire, prima di mollare tutto e andarmene può essere sufficiente fare un bel respiro e cercare un nuovo inizio provando a vedere il tutto sotto una prospettiva diversa che prima non avevo considerato.

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