Zanzare allo specchio – guai e dolori

Chi mi legge da qualche tempo lo sa, quando sono a casa dal lavoro, come il sabato, mi piace dopo pranzo fare la pennichella. E dire che quando ero piccolo era una cosa che odiavo, ricordo ancora oggi quando ero all’asilo e dopo aver mangiato le maestre ci costringevano a dormire. Chissà forse è proprio l’idea della costrizione che ci fa odiare le cose; quando poi l’obbligo viene meno scopriamo che queste stesse cose non solo non le odiamo ma persino ci diverte farle. Ho parlato della pennichella ma potrei dire la medesima cosa per la scrittura o la lettura.
Comunque sto divagando era un’altra la motivazione che mi ha portato ha scrivere questo post ma, a questo punto, devo fare una premessa. La finestra della mia camera da letto ha nella parete opposta una grande specchio che quando la finestra è aperta riflette tutto l’azzurro del cielo.
La finestra della camera guarda verso est per cui nei giorni lavorativi direi che è ideale perché, come sorge il sole, i suoi raggi mi abbagliano costringendomi ad aprire gli occhi senza bisogno di usare la sveglia, che tuttavia rimane in funzione.
Scusate, sto divagando nuovamente, si vede che oggi pomeriggio sono ispirato perché continuo a scrivere senza arrivare al punto della questione. Non so dire nemmeno io se è un bene o un male.
Stavo dicendo? Ah si, oggi pomeriggio, dopo pranzo, metto a posto la cucina, mi dirigo in camera, apro la finestra – ormai il sole è girato – e al suo posto è comparsa una piacevole brezza, mi tolgo occhiali e ciabatte e mi sdraio. Non trascorrono nemmeno pochi minuti che sento avvicinarsi un ronzio. Apro gli occhi, guardo la finestra e vedo una mosca entrare a tutta velocità. Prima entra, poi sembra cambiare idea, fa un’inversione a U e sta per uscire quando – all’improvviso – ha un ripensamento e rientra. A questo punto la perdo di vista però sento un chiaro TOC ed infine più nulla.

Temo che la povera zanzara, cercando nuovi orizzonti, abbia visto l’azzurro riflesso dallo specchio e ci si sia andata a schiantare a tutta velocità prendendo una botta talmente violenta da farla starnazzare per terra. Devo essere sincero, non so che fine abbia fatto, non mi sono alzato di scatto per controllare il suo stato, ho chiuso gli occhi e mi sono addormentato. D’altronde, se aveste sentito anche voi la piacevole arietta fresca che girava, probabilmente avreste fatto lo stesso… forse.
Dopo una mezz’oretta mi sono svegliato e ho provato a controllare la cassettiera sotto lo specchio. Nulla. Chissà forse nel frattempo la povera zanzara ha ripreso i sensi e ha deciso di tornare da dove era venuta. Spero non fosse la prima volta che lasciasse la sua confort-zone perché se una cosa del genere fosse capitata a me avrebbe spento sul nascere tutti i miei sogni di esploratore!!!

Sempre in tema d’insetti qualche giorno fa mi è capitata una cosa un po più.. come dire.. fastidiosa. Dopo le ultime piogge, le temperature si sono decisamente abbassate ma fino a qualche giorno fa le temperature erano ancora opprimenti per cui la notte le finestre erano perennemente spalancate. Non ricordo esattamente che giorno fosse, quello che ricordo è che la mattina appena apro gli occhi, guardo il soffitto e mi trovo questo. Si,  lo  so, è sgranata e non si vede molto bene, ma credetemi, non era mia intenzione fare una fotografia artistica. Non ho una vista d’aquila e inizialmente non riuscivo ad identificare cosa fosse. Sulle prime ho persino dubitato che potesse essere un animale talmente era fermo. Così ho preso lo scopino per le polveri e ho cercato di spostarlo. Come mi sono avvicinato ha cominciato a correre, ho cercato di farlo uscire dalla finestra ma si è nascosto dietro la tenda. Ho provato a spostare la tenda ma da allora l’ho perso di vista. Spero solo che sia uscito da dove è entrato furtivamente di notte. Se ve lo state chiedendo la risposta è sì, la notte successiva e anche quelle seguenti ho faticato a prendere sonno.

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Tra lettura e scrittura – elucubrazioni estive

Durante l’estate si sente spesso parlare di come alcuni giochi da spiaggia come un cruciverba o più in generale la settimana enigmistica aiutino a tenere allenata la mente. Giuro che non ho mangiato nulla di strano l’altro giorno, forse saranno stati i 40° della settimana scorsa che hanno bruciato qualche sinapsi, o forse sarà il fatto di essere a casa solo con la città mezza vuota, non lo so, ma nel pomeriggio ho avuto una folgorazione e mi sono posto questa domanda: “Cos’è più complicato per la nostra mente: leggere o scrivere?

Si, lo so cosa state pensando: “Ma sei sicuro di stare bene? Sei in ferie e con tutte le cose che ti possono venire in mente, che ne so: una spiaggia con sabbia finissima bianca e un mare cristallino, oppure una camminata in un sentiero di montagna con un cielo terso e prati verdi, te ne esci con questi interrogativi?” Ammetto che non avete tutti i torti a farvi queste domande, ma cosa volete, cosi è. Non ci posso fare niente se dalla mia testa mi escono queste domande esistenziali.
Verso sera, mi metto davanti al pc e chiedo a Google delucidazioni sul mio dubbio amletico. Noto che anche Google è in difficoltà sulla risposta. Già, perché molti siti affrontano l’argomento come due temi separati: o affrontano la lettura assicurando che si, aiuta la mente, oppure trattano della scrittura come strumento che può aiutare a guarire e a mettere in ordine i pensieri. Non ho trovato nessun sito dove le due abilità vengono messe a confronto.
Dato che nemmeno Google mi è stato di aiuto una risposta ho provato a darmela da solo e sono giunto alla conclusione che scrivere è più complicato. Perché? Beh secondo la mia teoria, che purtroppo non è avvalorata da nulla, quando leggi di fatto stai “semplicemente” usufruendo di un prodotto già pronto.
Con il prossimo esempio temo che qualcuno storcerà il naso, però è un pò come seguire un film: se lo guardi mentre rispondi ad un messaggio whatsapp alla fine non capirai la trama; alla fine però il film è un prodotto già preconfezionato. Cosi è come un romanzo: è vero a differenza di un film la lettura implica più attenzione ma alla fine è qualcosa di “già pronto”.

Provate ora ad immaginare di essere in una cucina, con un frigorifero pieno di ogni cosa e con una persona che vi dice: “Ora prepari un piatto che non hai mai fatto senza consultare un libro di cucina”. Non è forse come avere un foglio bianco su cui scrivere una storia o – come in questo momento – una riflessione? In tanti anni di blog ho letto molti post che parlavano del “blocco dello scrittore” ma non ricordo di aver letto mai nessun post che trattasse il tema del “blocco del lettore”. Eppure se andate a fare una ricerca su google anche per il lettore esiste il blocco.
Voi cosa ne pensate?

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A ruota libera

Credo che guardando questa immagine anche a voi torneranno alla mente le lezioni d’italiano che seguivate durante le scuole medie e superiori. Avete presente, no? Quelle in cui il professore vi suggeriva di rispondere a queste domande per riuscire a sviluppare l’idea che avevate in mente e crearne un tema di ampio respiro. Non ditemi che avete rimosso? Ricordate vero?
Beh, se ve lo state chiedendo nemmeno io sono mai riuscito a seguire queste dritte per scrivere un tema e, ad essere sincero, nemmeno ora per scrivere un post. E dire che italiano era una di quelle discipline scolastiche in cui riuscivo meglio; non brillavo, state tranquilli ma per lo meno me la cavavo. Eppure di seguire determinati schemi non mi mai riuscito, preferivo andare a ruota libera. A pensarci anche tra i titoli che la professoressa metteva a disposizione sceglievo sempre quello che dava più possibilità di spaziare perché più soggettivo. Chissà forse, alla fine, è proprio grazie a quei temi che ho deciso di aprire un blog personale.

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Pausa lettura

Ma che fine ho fatto? Dove sono finito in tutto questo tempo? E’ trascorso così tanto tempo che non scrivo più due righe su questo blog che ora, ad essere sincero, non so più nemmeno da dove ripartire. Sempre ammesso che si possa parlare di ripartenza. Mentre scrivo queste righe mi torna in mente il proverbio che recita: una rondine non fa primavera e, se lo si dovesse applicare al mondo dei diari virtuali, si dovrebbe dire che un post non fa un blog.
Ma torniamo alla domanda di partenza: che fine ho fatto? Il mio ultimo post risale a fine gennaio di quest’anno, e poi? E’ successo che in quel periodo avevo un po’ di raffreddore ma sostanzialmente stavo bene. Per scrupolo sono sceso in farmacia per fare un tampone: risultato positivo.
Nonostante avessi già fatto la terza dose il covid ha deciso di farmi visita ugualmente costringendomi ad una settimana di domiciliari. Dopo essere rientrato subito a casa ed aver informato sul lavoro della mia positività mi sono chiesto: cosa faccio in questa settimana dove sono costretto a stare a casa nonostante stia bene? Faccio qualcosa che so di riuscire a completare in una settimana e che generalmente con il lavoro riesco a fare solo nei ritagli di tempo: mi leggo un libro.

Ho iniziato con un libro La lista delle cose semplici di Lucia Renati, un’autrice che non conoscevo che racconta in modo romanzato una vicenda personale. Ho terminato il libro in due giorni e a questo punto mi sono detto: “Se accendo il pc solo per abitudine so già come va a finire: non concludo niente, tanto vale che inizi un nuovo libro.”
Controllando tra la lista di libri mi ero reso conto di aver acquistato un libro nel lontano 2015 ma di non averlo mai portato a termine e così nei tre giorni successivi ho letto il diario di chermisi di Sarah Jio. La storia racconta di una scrittrice che, dopo il naufrago del suo matrimonio, decide di prendersi una pausa e di andare a trovare una vecchia zia che abita nella regione dei grandi laghi. Qui un giorno trova un diario ed essendo una scrittrice cede alla tentazione di leggere le prime pagine rendendosi conto che la storia in esso scritto la riguarda in prima persona. Si renderà presto conto che sia la zia sia gli abitanti del paese solo riluttanti a parlare e gli ci vorrà del tempo per capire i fatti di un passato lontano.

Terminato anche il secondo libro mancava ormai un solo giorno prima di dover rientrare al lavoro ma ho ugualmente deciso di acquistare un altro libro di un’autrice di cui non avevo letto mai nulla prima: Pam Jenoff. Di questa autrice alla fine ho letto due libri: La ragazza della neve e La ragazza con la stella blu.
Entrambi i libri  trattano lo stesso argomento: la deportazione. Il primo racconta la storia di due ragazze che si ritrovano a lavorare in un numero di un circo come copertura dei tedeschi. Il secondo racconta le vicende di una ragazza che con la famiglia si nasconde nelle fogne di Varsavia per sfuggire ai rastrellamenti.
Ricordo che quando ho terminato di leggere questo secondo libro la guerra in Ucraina era scoppiata da pochi giorni e, ai telegiornali si raccontava delle famiglie che si nascondevano nelle stazioni delle metropolitana per sfuggire alla guerra. Inutile dirvi che il confronto è stato inevitabile.

Dopo questi due libri “pesantucci” ho deciso di passare a qualcosa di un po’ più leggero. Ah, a proposito, se ve lo state chiedendo, nel frattempo avevo già fatto il secondo tampone, ero risultato negativo ed avevo ripreso a lavorare con l’unica differenza che durante il week end invece di mettermi davanti al pc, mi mettevo in poltrona a leggere. Avevo deciso che era inutile accendere il pc solo per abitudine se non si sa già cosa scrivere, meglio mettersi direttamente a leggere.

Nel frattempo, durante una cena in compagnia, un’amica aveva scoperto che qualche tempo prima avevo letto tutta la saga di Vanessa Sarca di Alice Basso. (per chi non né avesse mai sentito parlare la consiglio) e mi suggerisce un’altra scrittrice dello stesso genere: Barbara Fiorio. Di questa autrice ho letto: Qualcosa di vero e Chanel non fa scarpette di cristallo. Entrambi i libri parlano di fiabe ma viste sotto una prospettiva diversa. Non aggiungo altro perché bisogna leggere i libri per capire cosa s’intende.
Il mese di aprile l’ho dedicato al fantasy con una storia divisa in due volumi di Laura Usai, un’autrice emergente: Il segreto della curatrice e la donna senza nome. I due libri raccontano le vicende di due sorelle che hanno poteri opposti.
Maggio mi vede impegnato con Sotto gli occhi del cielo di Arianna Sarchi. Il libro racconta le vicende di un gruppo di amici adolescenti. Quando l’ho iniziato mi aspettavo qualcosa di diverso, da quello che avevo letto mi aspettavo un libro più introspettivo in cui una persona adulta rivedeva il suo vissuto adolescenziale ma non è stato proprio quello che pensavo.
Attualmente sto leggendo La bambina venuta dalla foresta di Glendy Vanderah. Il racconto narra di una ricercatrice che una sera, dopo una giornata di lavoro nella foresta, si ritrova nel giardino di casa una bambina di cui però nessuno sembra segnalare la scomparsa…

Ecco che fine avevo fatto!!! Qualcuno di voi ha letto qualcuno degli stessi libri?

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Chi la fa l’aspetti!!!


Chi la fa l’aspetti: è proprio il caso di dirlo ripensando a quello che mi è successo settimana scorsa.
Come tutti i giorni in pausa pranzo mi reco al supermercato di fronte al mio ufficio per prendere un panino da accompagnare con il pranzo che mi porto da casa: una volta preso il pane nel banco alimentari, mi reco alle casse automatiche, pago e prendo lo scontrino che occorre far passare sul lettore ottico per far aprire i tornelli e poter uscire.
La settimana scorsa, mentre stavo pagando, mi sono accorto che dietro di me c’era una persona che armeggiava disperatamente con lo scontrino nella speranza che il lettore ottico glielo leggesse e gli aprisse i tornelli per poter uscire dal supermercato. Una volta recuperato il mio scontrino mi metto in coda e aspetto ancora qualche tentativo della persona davanti a me. All’ennesimo tentativo andato a vuoto mi faccio avanti e dico: “Mi scusi, posso provare io?” “Prego, si figuri!!!” Il signore mi fa spazio e io avvicino il mio scontrino al lettore che magicamente fa aprire il cancelletto.
Mentre passavo tra me e me ho pensato: “Si vede che dopo anni che prendo il pane tutti i giorni ho il tocco magico!!!” Non l’avessi mai pensato!!! Gli ultimi pensieri famosi!!!
Il giorno seguente, dopo aver prelevato lo scontrino, mi avvicino al lettore ottico e non succede niente, lo allontano e lo riavvicino al lettore e ancora niente, cerco di raddrizzare la parte dove è stampato il barcode, lo riavvicino al lettore ma nulla succede. Mi giro, vedo se nei paraggi c’è la cassiera che generalmente interviene quando qualche cliente ha dei problemi quando le casse automatiche danno messaggi di errore ma, proprio oggi, di lei non c’è traccia. Ad un certo punto sento alle mie spalle una voce: “Mi scusi, posso provare io?” “Prego, si figuri!!!” Appena mi sposto per far spazio alla persona dietro di me, lei avvicina il suo scontrino e magicamente il tornello si apre permettendoci di passare.

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Era proprio necessario?

In questo blog mi è capitato di scrivere qualche articolo riguardante la tecnologia: ho scritto sui miei primi passi nel mondo dell’informatica, ho scritto sull’opportunità o meno di far usare strumenti informatici agli alunni delle elementari, ho scritto su quello che abbiamo perso passando dall’analogico al digitale e altri ancora.

Questa settimana un servizio al telegiornale mi ha dato lo spunto per un nuovo post: si parlava di covid e dell’importanza di dover areare le classi scolastiche. Il servizio mostrava un sensore montato all’interno di una classe superiore in grado di misurare la concentrazione di anidride carbonica nell’aria e che, cambiando colore, avvisava della necessità di dover aprire le finestre. A questo punto mi è sorta spontanea una domanda: ma occorreva proprio un sensore per ricordarci che ogni tanto è meglio aprire le finestre? La sensazione che ho provato è che stiamo delegando così tanto alla tecnologia che ci stiamo dimenticando delle cose più ovvie.

La persona intervistata – un professore – anche se non ne sono certo, si rallegrava della “maturità” degli studenti nel far notare ai docenti che il sensore avesse cambiato colore. A questo punto devo confessare che ho avuto un pensiero malizioso e mi sono detto: “Ma non è che gli studenti erano più attratti dal colore del sensore rispetto a ciò che stava spiegando l’insegnante?”

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Buongiorno!!!

Il secondo post di quest’anno lo dedico al pettirosso che domenica scorsa mi ha fatto visita. Chi segue il mio blog da qualche tempo sa che vivo da solo da ormai diversi anni, da prima ancora che questo blog nascesse. Come ho già scritto in un articolo di qualche anno fa, vivere da solo ha i suoi lati positivi: cucini quello che ti piace e mangi all’ora che preferisci, puoi guardare un programma alla televisione senza che nessuno ti chieda di cambiare canale, puoi restare a meditare in bagno per ore e non doverti preoccupare del fatto che qualcuno sta aspettando fuori. Insomma ci sono diversi aspetti positivi ma c’è anche il rovescio della medaglia e credo che chi – come me – vive da solo saprà che la solitudine è uno di questi aspetti. Anche se hai una buona vita sociale è normale ogni tanto soffrirne un pò. Quando torni a casa non trovi nessuno che ti chiede com’è andata la giornata e quando fai colazione non c’è nessuno che ti dia il buongiorno.
Domenica mattina ero seduto sullo sgabello della cucina ancora mezzo addormentato, davanti a me una tazzona di caffelatte, stavo per prendere un biscotto al cioccolato dal contenitore quando ad un certo punto sento picchiettare sul vetro della porta finestra di fronte a me. Alzo lo sguardo e vedo fuori qualcosa muoversi, cerco di mettere a fuoco e mi trovo un pettirosso che dopo essersi andato a schiantare contro il vetro si era messo a camminare sul bordo del vaso fissato alla ringhiera del balconcino. Fra i tanti pensieri che mi sono arrovellati nella mente in quel momento uno mi ha folgorato.
Ho pensato che forse anche lui viveva da solo e quella mattina non aveva nessuna voglia di fare colazione tutto solo nel suo nido. Ha preso con il becco l’insetto cacciato la sera prima e, invece di consumarselo tutto solo appena svegliato, ha pensato bene di venire a mangiarselo in mia compagnia. E’ rimasto lì tutto il tempo che ho fatto colazione, mentre io lo fissavo tra un biscotto e l’altro e, quando alla fine ho appoggiato la tazza dopo aver bevuto tutto il latte e mi sono alzato dallo sgabello, lui ha spiccato il volo e se n’è andato.

Spero tanto di poterlo rivedere una di queste mattine per fare colazione nuovamente insieme.

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Lettera al mio blog-neurone

Caro blog – neurone
questa volta la lettera non la spedisco a Santa Lucia, non è indirizzata nemmeno a  Babbo Natale a cui, adesso che mi ci fai pensare, non ho mai spedito nulla; quest’anno ormai è tardi, se ti riesce fatti un’appunto per l’anno prossimo. Non è indirizzata neanche alla Befana e tantomeno ai folletti di wordpress che sembrano essere stati risucchiati in un buco nero. Quest’anno la lettera è dedicata a te. Si proprio a te, sei sorpreso? Vuoi sapere perchè quest’anno ti dedico il primo post dell’anno? Ecco vedi, ogni tanto mi capita di rileggere alcuni post scritti su questo blog con il tuo aiuto e così ho fatto anche ieri mattina e sai cosa è successo? Sono rimasto sorpreso!!! Sono rimasto contento e deluso allo stesso tempo. T’interessa sapere come mai? Si?
L’impressione che ho avuto è che i primi articoli che ho pubblicato fossero molto più.. come dire.. vivaci, briosi, esuberanti. Una vivacità che pian piano ho l’impressione si sia andata affievolendo fino quasi a spegnersi. Quasi eh, ce n’è ancora un pò sotto la cenere e mi piacerebbe che da queste ceneri si riaccendesse in te quella vitalità di un tempo.
Devo essere sincero: non ho idea del perchè nel tempo la tua grinta sia venuta meno, forse l’età che comincia a farsi sentire anche se, ad essere sincero, non mi sembra che tu sia così vecchio, forse qualche malattia oscura che non ti è stata ancora diagnosticata, o forse semplice stanchezza.
Ieri mi sono reso conto che per il blog è stato veramente un annus horribilis: ho pubblicato solo 16 articoli in tutto, una media di poco più di un post al mese. Una miseria non trovi? E poi, devo essere sincero, non mi sembrano nemmeno questo granché, ci sono stati anni in cui siamo stati molto più prolifici e con risultati nettamente migliori, te li ricordi? Anni nei quali ci serviva solo un poco di concentrazione e collaborazione e riuscivamo a scrivere in poco tempo articoli brillanti. Anni in cui, con la nostra intesa ci era sufficiente un’occhiata, uno sguardo per capire come sviluppare quell’idea su quel foglio bianco che allora, che eravamo entrambi nuovi del mestiere, ci faceva così paura.
Alla fine di quest’anno che è appena cominciato saranno dieci anni di contributi nel mondo della blogosfera con questo diario virtuale, senza contare le altre collaborazioni precedenti con l’ormai defunto splinder e l’irreperibile iobloggo.
Ora mi domando: possibile che a scrivere un post facciamo più fatica ora che abbiamo anni d’esperienza che non ai primi tempi quando eravamo ancora nuovi del mestiere?
Caro blog – neurone ti invito a ritrovare l’entusiasmo di un tempo. Ricorda che non sei solo in quest’impresa, ci sono sempre io al tuo fianco, ricorda che l’abbiamo scelto insieme il titolo di questo blog: Ti serve una mano? Eccomi!!!

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Auguri!!!

Sarei un blogger degenero se facessi trascorrere l’ultimo dell’anno senza nemmeno pubblicare un post per augurare a tutti i lettori un buon anno e, dato che questa sera non si potrà  neanche festeggiare in piazza con i fuochi d’artificio a causa delle restrizioni, vi lascio con questa fotografia nella speranza che il prossimo capodanno possa andare un pò meglio.

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Piccolo problema

Scrivo questo post per una semplice nota tecnica, nella speranza che fra i miei lettori ci sia qualcuno in grado di risolvermi questo piccolo problema estetico che però mi da molto fastidio. Se guardate l’ultimo post che ho scritto noterete che l’immagine non è perfettamente allineata con il testo, sembra quasi che ci sia una mezza riga vuota, lo notate anche voi?
Ho notato questa cosa da quando è stato introdotto l’editor a blocchi. Quello che mi fa rabbia è che se io allineo l’immagine non al primo blocco di testo ma al secondo il problema scompare miracolosamente. C’è qualche buon’anima che ha avuto lo stesso mio problema, che è riuscito a risolverlo ed è così gentile da svelarmi il trucco?

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