L’abitudine semplifica la vita

Quando vado in ufficio mi porto il pranzo sempre da casa, l’unica cosa che acquisto sul momento al supermercato di fronte a dove lavoro è il pane. A parte la pasta non riesco a non accompagnare il piatto con un pò di pane. Generalmente preferisco pani morbidi, con molta mollica: alcuni la tolgono io, al contrario, la mangio volentieri, non solo mi dà un senso di sazietà ma è anche l’ideale per fare la scarpetta.
Generalmente prendo un pane arabo e acquistandolo praticamente tutti i giorni i commessi del reparto hanno cominciato a conoscermi e sanno già quello che voglio senza bisogno che nemmeno glielo dica.

La settimana scorsa mentre mi avvicino al reparto del pane vedo che c’è un pò di gente che sta attendendo il suo turno, quando arrivo davanti al bancone capisco il perchè: la persona che veniva servita in quel momento non riusciva a decidersi su quale pane scegliere. Il commesso che mi vede arrivare mi fa un cenno e io gli dico: “il solito”. Così mentre il cliente sceglie e gli altri attendono pazientemente il commesso prende un pane arabo, lo imbusta, lo pesa e me lo porge salutandomi con un “Buona giornata”.
Io lo pendo e, senza fare una piega, mi allontano verso le casse mentre tutti gli altri sono ancora in attesa che il cliente di turno si decida sulla sua scelta.

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Pasquetta in zona rossa

Pasquetta. Oggi è il giorno tradizionalmente dedicato alle gite fuori porta ma quest’anno, come quello passato, la zona rossa ci costringe confinati a casa. Questa mattina sono uscito sul balcone di casa mia e, ad essere sincero, nonostante il cielo sereno e limpido, la temperatura sembra tornata ai livelli invernali. Eppure nei giorni scorsi il rialzo termico si era fatto sentire, oggi invece il freddo fa venir voglia di restarsene rintanati in casa anche se fuori splende il sole.

Si può sempre fare una passeggiata immaginaria. Ecco fatto!!! Una bella giornata di sole calda, con il cielo azzurro terso, camminando su un ampio sentiero non troppo impegnativo che permette di fare una lunga camminata in tranquillità.
Di recente ho guardato un filmato nel quale si spiegava che anche la semplice camminata ha numerosi effetti positivi sul corpo e la psiche.
Sembra ancora mattino presto e l’aria è ancora un pò frizzante ma non è necessario indossare un golfino, camminando ci si scalda.

Ah, ecco. Nella fotografia precedente ci mancava qualcosa. Un particolare non secondario, anzì fondamentale: la compagnia, gli amici per poter chiacchierare un pò e condividere qualche battuta spiritosa.
Tra una confidenza e l’altra siamo già arrivati all’area pic nic ma è ancora presto per mangiare. Che fare allora?

Ci sediamo ai tavoli per riprendere un pò il fiato e guardare il lago di fronte a noi. Qualcuno scatta qualche foto, l’artista della nostra combriccola un quadernetto per fare uno schizzo mentre il nostro musicista sfodera la chitarra per intonare qualche pezzo musicale che tutti conosciamo.

Senza nemmeno accorgercene ci ritroviamo tutti insieme a cantare mentre qualche altro gruppo di gitanti seduto al tavolo di fronte al nostro si gira per ascoltarci. Terminato il primo pezzo, domandano al chitarrista se conosce “non è tempo per noi” di Ligabue.
“Ci han concesso solo una vita soddisfatti o no qui non rimborsano mai…”
Terminato il brano una persona dell’altro gruppo domanda: “Da dove venite?” “Noi da Brescia, e voi?” Cominciamo a parlare scoprendo di avere amicizie comuni. Tra una chiacchierata e l’altra qualcuno comincia a sentire i morsi della fame, guardiamo l’ora e ci rendiamo conto che si è fatta quasi ora di pranzo.
Nell’area pic nic c’è una zona barbecue e il cuoco del gruppo comincia a darsi da fare. Anche nell’altro gruppo c’è qualche addetto alla cucina.

Mentre i cuochi si danno da fare a cuocere la carne sul barbecue, gli altri si attivano per preparare i tavoli. Decidiamo che tanto vale unire i tavoli e fare un’unica grande tavolata, qualcuno toglie dalla borsa termica il bere e si versa un bicchiere di birra offrendone anche agli altri. A chi non piace la birra c’è sempre la coca cola. Finalmente è pronto e si può cominciare a mangiare. Entrambi i gruppi hanno acquistato la carne in due macellerie diverse ma entrambe molto rinnomate e così decidono di condividere i piatti per decidere quale delle due macellerie offre la carne migliore.

Terminato il pranzo cosa c’è di meglio che una partita a calcetto per aiutare la digestione? E così ecco i due gruppetti sfidarsi in un torneo a pallone. Già ma si dimentica che giocare a pallone dopo mangiato non aiuta solo la digestione, favorisce anche l’abbiocco pomeridiano. Ecco quindi che dopo un quarto d’ora di tiri a pallone qualcuno si ritira per appisolarsi sotto un’albero seguito a ruota da tutti gli altri.
Dopo circa un’oretta c’è chi viene svegliato da chi invece, con il sonno fin troppo pesante, sta russando alla grande.
Nell’attesa che tutti si sveglino, si comincia a pensare al pomeriggio. Qualcuno propone di tornare indietro dove ha visto una gelateria ma forse per la merenda è ancora presto. C’è chi suggerisce di sgranchirsi le gambe proseguendo per la strada che costeggia il laghetto.
Sembra che l’idea non dispiaccia e così, quando tutti si sono svegliati, ecco che ci s’incammina lungo la strada accanto allo specchio d’acqua.
L’ora legale ha tradito un pò tutti; abbiamo camminato per diversi chilometri senza nemmeno rendercene conto tra una chiacchierata ed una risata ed adesso è l’ora di tornare alla macchina. Il gelato? Sarà per la prossima scampagnata. Abbiamo giusto il tempo per salutarci ed immortalare gli ultimi raggi di sole di questa splendida giornata.

Questo post non voleva essere un capolavoro, dovendo rimanere in casa ho solo cercato d’immaginarmi una giornata, una scampagnata tra amici senza descrivere tanti dettagli particolari ma solo alcune pennellate facendomi aiutare da alcune fotografie. Nella speranza che l’anno prossimo questo post immaginario si possa trasformare in realtà.

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E se un giorno…

Qualche mattina fa mentre mi stavo lavando i denti prima di andare in ufficio mi ha folgorato un pensiero; mi sono domandato: “Cosa farei se il braccio destro potesse tornare normale per qualche minuto?” Li per li mi sono risposto che qualche minuto non avrebbe senso, in fondo anche chi è perfettamente sano ha avuto bisogno di tempo per imparare ad usare una mano, esattamente come io ho dovuto imparare le tecniche necessarie per poter essere autonomo con la sola mano sinistra.

Ok, e se invece di qualche minuto avessi a disposizione un’intera giornata? Tutto sommato anche se la cosa per me fosse una novità non sarebbe completamente nuova, avrei comunque una vaga idea di come “muovermi”.

Riflettendoci bene non farei nulla di eccezionale: mi limiterei a fare le azioni quotidiane senza per forza usare tecniche poco ortodosse. Proverei ad indossare delle scarpe con delle stringhe invece che con il velcro come faccio di solito a causa di forza maggiore, farei una fotografia con una reflex invece che con una compatta come ero solito usare prima dell’avvento degli smartphone, proverei a digitare un post su questo blog facendomi aiutare per la prima volta anche con la destra cercando di capire se riesco a utilizzarle entrambe in sincronia, chissà magari alla fine scopro che digito più velocemente con una sola mano invece che con due.

Nonostante abbia sempre cucinato ed evitato i piatti preconfezionati e predigeriti, sostanzialmente quelli che apri la confezione, rovesci nel piatto e scaldi a microonde ho comunque usato alcuni accorgimenti per accelerare i tempi che altrimenti sarebbero diventati troppo lunghi con una sola mano. Faccio un esempio: per il soffritto non sbuccio e taglio la cipolla, prendo quella surgelata. Ecco forse proverei a cucinare con tutti i sacri crismi.

Infine, allo scattare della mezzanotte, come nella fiaba di cenerentola, tornerei alla mia solita routine badando bene di non lasciare nessun guanto in giro. O era una scarpa…

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Buona Pasqua

auguri
di buona pasqua
a tutti

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Contrattempo

Ieri mi è capitata una cosa che non m’aspettavo: c’era lo sciopero dei mezzi di trasporto. Ora, non è che non fossi a conoscenza della protesta degli autisti, i cartelli che l’annunciavano erano esposti già da due settimane, con le indicazioni degli orari garantiti che -come sempre- per il mio orario di lavoro, copre almeno il viaggio di andata. Per il ritorno mi affido alla metropolitana che solitamente è in funzione anche durante gli scioperi. Generalmente, appunto, ieri no. Uscito dall’ufficio mi avvio verso la fermata della metropolitana, alla quale preferisco l’autobus perchè meno distante e, una volta arrivato, faccio per prendere l’ascensore quando sento che qualcuno mi chiama
“Oggi c’è sciopero”
“Anche della metropolitana? Di solito funziona ugualmente!!!”
“Questa volta no!!!”

Devo essere sincero, sono stato colto di sorpresa, proprio non me l’aspettavo. Alla fine ho deciso di seguire il consiglio che più di una volta mi è stato suggerito ma che per pigrizia non ho mai messo in pratica: l’ho fatta a piedi!!! E forse dovrei decidermi a farlo più spesso, tutto sommato non ci ho impiegato un tempo esagerato e, considerando che per lavoro devo stare tutto il giorno seduto ad una scrivania, potrebbe diventare l’occasione per fare un pò più di movimento.

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Tra ferie vacanze e pensione

In questo periodo alcuni miei colleghi più anziani sono arrivati alla tanto agognata pensione. Il loro pensionamento mi ha portato a fare alcune riflessioni: la prima è che sto invecchiando. Lo so, per me la strada della pensione è ancora lunga (sempre ammesso di arrivarci) però mi sono reso conto di una cosa: quando ho iniziato a lavorare dove sono ora, loro avevano più o meno gli stessi anni di contributi che ho io attualmente; se non ci sono sorprese (cosa in effetti molto probabile) sono a metà del percorso o – come avrebbe detto il sommo poeta – nel mezzo del cammin di nostra vita (lavorativa)… E questo significa che anche se molto, molto, molto lontano vedo una luce in fondo al tunnel.

La seconda riflessione che mi è sorta è la seguente: che differenza c’è tra ferie e pensione? Credo che la differenza sia puramente psicologica. Mi spiego: quando sono in ferie, per quanto lunghe possano essere, so che arriverà comunque il giorno in cui la sveglia suonerà e, anche se non né ho la minima voglia, mi toccherà alzarmi, prendere l’autobus e andare al lavoro. Chi invece arriva alla pensione non ha più questo problema: sa che da quel giorno potrà spegnere la sveglia in modo definitivo.
Quando si è in ferie si tende a concentrare sempre un pò tutto perchè si sa che si hanno pochi giorni a disposizione; forse per qualcuno le ferie potrebbero diventare anche più stressanti dello stesso lavoro in ufficio, nel tentativo di far incastrare tutto in poco tempo.

Subito dopo questa riflessione mi sono reso conto che in un certo modo ho già provato l’esperienza di “andare in pensione”. Quando? Dopo il diploma. Mi sono reso conto che quando ero studente e iniziavano le vacanze, per quanto potessero essere lunghe come quelle estive, alla fine c’erano i compiti a casa; il giorno in cui rientravi c’erano le interrogazioni, i compiti in classe e ti prendeva il panico per quella verifica che non era stata ancora riconsegnata e per la quale ti veniva un buco allo stomaco al solo pensiero.
Bene da quando mi sono diplomato tutto questo non esiste più. Compiti a casa? Chi sono questi sconosciuti? Adesso quando esco dall’ufficio, timbro e non ci penso più fino a quando non rientro. E le interrogazioni a sorpresa ve le ricordate? Questione che generalmente veniva risolta con le interrogazioni programmate; il respiro che si tratteneva quando il professore riconsegnava un compito in classe e si aveva il terrore di guardare il voto? Oppure la rabbia quando entrando in classe annunciava: “Ragazzi, state tranquilli non sono riuscito ancora a guardare le vostre verifiche, ho corretto quelle delle altre classi.”

Immagino che se qualche insegnante leggerà il mio post storcerà un pò il naso pensando: “Hai vissuto veramente male l’esperienza scolastica!!!” Si, lo ammetto è una di quelle esperienze che sono felice di aver terminato e che per me è stata tutt’altro che esaltante, anzì… Però così è stata e sono contento di essere andato “in pensione”.

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Macchina del…tempo

Tra i tanti regali che ho ricevuto per Santa Lucia durante la mia infanzia la macchina da scrivere è fra i doni che ricordo meglio e con più piacere.
Ne ho ricevute due in due momenti diversi. La prima era più una macchina da scrivere giocattolo anche se funzionava regolarmente; era tutta di plastica e quando mi avvicinavo l’odore di plastica insieme a quello dell’inchiostro si sentivano in maniera molto intensa.
Ho iniziato fin da subito ad usarla ma – se devo essere sincero – digitare con una sola mano sulla tastiera di una macchina da scrivere non è così facile come può esserlo sulla tastiera di un pc. Gli errori di battitura erano veramente tanti. Anche se digito con una sola mano con una macchina da scrivere puoi usare un solo dito, non come la tastiera di un pc sulla quale, con un pò di pratica, puoi usare anche due o tre dita in contemporanea.

Qualche giorno fa mi è capitata una cosa strana: mentre aprivo la porta finestra per sistemare alcune cose ho avuto la netta sensazione, per una sola frazione di secondo, di sentire quello stesso odore di plastica misto ad inchiostro che mi piaceva tanto quando ero piccolo. Erano trascorsi così tanti anni che ormai non me ne ricordavo più. Devo essere sincero: non so dire se quell’odore ci fosse stato realmente o se fosse frutto del mio subconscio. Quello che so è che mi è tornata alla mente quella macchina da scrivere ricevuta quando ero piccolo e che quasi mi ero dimenticato. Una sorta di viaggio nel tempo olfattivo che per un’istante mi ha riportato a quando avevo non più di sei / sette anni.

Mi sono domandato a quante sensazioni, suoni, odori ci siamo pian piano dimenticati crescendo e che oramai adulti non ricordiamo più e poi basta un niente per riportarceli alla memoria e riportarci indietro nel tempo.

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Buon anno!!!

Inizio il primo articolo del nuovo anno con la cosa più importante: auguri.
Sono sicuro che non succederà ma non si sa mai che continuando a scrivere mi dimentichi le cose fondamentali.😂😂😂
Dato che anche ieri eravamo in zona rossa e non si poteva uscire, ho trascorso la giornata leggendo i vostri post sull’anno appena trascorso e su quello che verrà tra bilanci e speranze. Cosa dire che non sia già stato scritto? Nulla credo. O per lo meno nulla di nuovo che la mia testa riesca ad elaborare per il momento. In effetti, lo ammetto, è da ieri mattina che mi sto scervellando per mettere giù di righe di post ma sembra che con il blog sia partito con il piede sbagliato. Idee non me ne vengono. Non che non avessi mai provato questa sensazione, anzi..

Forse è proprio il fatto di restare chiuso in casa che mi crea qualche problema; non che mi pesi restare a casa, soprattutto quando fuori il vento soffia forte e la pioggia continua a picchiettare sui vetri, ma credo che alla lunga la mancanza di nuovi stimoli possa avere qualche piccola – ma piccola, mi raccomando – ripercussione su nuove idee per nuovi post.

Ok, per adesso mi fermo qui. Benvenuto 2021.

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Auguri!!!

Auguri
a tutti quanti
di Buon Natale
dato che quest’anno
siamo obbligati a mantenere il
distanziamento un brindisi virtuale per
un anno che speriamo sia meglio di quello appena trascorso!!!

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E siamo a otto!!!

In generale sono una persona che tiene a mente le date: ricorrenze, compleanni, anniversari. Quest’anno però, forse anche causa lockdown che ci ha fatto perdere anche la cognizione del tempo che passa, stavo quasi per dimenticare una data importante per questo blog: il suo ottavo compleanno.
Lo so, mancano ancora due lunghi anni prima di poter festeggiare un compleanno a due cifre, ma la meta si sta avvicinando. Non che allo scattare del decimo anno consideri l’esperienza di questo blog conclusa ma, se otto anni fa mi avessero detto che questo blog avrebbe spento le sue otto candeline, non credo che lo avrei preso sul serio e invece…
Avrei giurato che dopo l’entusiasmo iniziale per la novità, l’interesse sarebbe scemato e invece no. E le otto candeline sono qui a dimostrarmelo. Nonostante alti e bassi, periodi più produttivi e altri in cui credevo che non sarei stato più in grado di scrivere nulla eccomi ancora qui a spegnere con voi otto candeline di “Ti serve una mano?”.
Ammetto di non essere un gran blogger. C’è chi è molto più prolifico di me e scrive cento volte meglio e, a visualizzazioni non è che sia messo molto bene, ma in fondo questa non è e non deve essere una competizione. Quella del blog – almeno per me- è solo divertimento.

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