Rubrica della settimana: sabato

Sabato

Durante il periodo in cui sono rimasto a letto con la gamba ingessata ho letto e ho speso una fortuna in libri rigorosamente scaricati sul mio kindle dato che con una mano è più maneggevole da usare. Ho pensato anche di farmi portare l’ipad che avevo lasciato a casa immaginando di aggiornare il blog ogni tanto ma – ahimé – mi sono reso quasi subito conto che una cosa è digitare su una tastiera fisica del computer, un’altra è usare il touchscreen della tastiera sull’ipad. E non parliamo del puntare con il dito su un punto dello schermo: usare un muose è tutt’altra cosa!!! Insomma non ci è voluto molto perchè accantonassi l’idea di usare la tavoletta per aggiornare il blog, aspettando tempi migliori.
Così, invece di scrivere ho cominciato a navigare in internet scoprendo un sito sul quale si potevano vedere in streaming le puntate di “ER – medici in prima linea”.
Quando avevano iniziato a trasmettere la serie in Italia durante gli anni novanta ricordo che mi ci ero appassionato. Così ogni sera dopo cena, quando tornavo a letto… Ah no, giusto c’ero già a letto non mi potevo muovere… Insomma una volta che avevo cenato, prendevo il mio ipad e cominciavo a guardarmi un paio di episodi. Ero arrivato quasi a metà della quarta stagione quando il sito ha deciso che non era più il caso di continuare a trasmettere le puntate. Mi ero già preso così bene che mi seccava non sapere come avrebbero continuato gli episodi e così una volta tornato a casa ho fatto una piccola pazzia: sono andato su amazon e ho acquistato le stagioni che mi mancavano.

cd-864404_640Qualche giorno dopo, quando mi arrivato il pacchetto, ho inserito il DVD e ho terminato di vedere la quarta stagione di cui mi mancavano pochi episodi. Prima di andare a letto ho inserito il primo DVD della quinta stagione pensando: “ok, così domani non devo nemmeno stare lì a tirarlo fuori perchè è già pronto”.
Il giorno dopo – sabato – dopo aver cenato, sistemato i piatti nella lavastoviglie, lavato le pentole e sistemato tutto, guardo l’ora e mi dico: “E’ ancora presto per andare a dormire, sai cosa faccio? Mi metto il pigiama, mi lavo i denti, mi metto tranquillo sul divano e inizio a guardare la quinta stagione. Bene, una volta seduto sul divano, allungo le gambe, prendo il telecomando, accendo il televisore e il decoder, seleziono la funzione DVD e…
Avviso: “Nessun DVD è inserito” Come prego? Ritento. “Nessun DVD è inserito”
Rimango perplesso. Eppure ero sicuro di averlo preparato il giorno precedente. Controllo la custodia, non si sa mai che distrattamente lo abbia rimesso a posto senza rendermene conto, sai magari ho cominciato a soffrire di sonnambulismo e nessuno mi ha avvertito.

Ok ho due notizie: una bella e una cattiva. Quale volete sapere per prima? Quella bella è che ancora non soffro di sonnambulismo. Quella cattiva è che la custodia è vuota, quindi non me lo ero sognato, avevo veramente preparato dentro il  DVD.

Ora la mia domanda è questa: perchè questi inconvenienti accadono sempre di sabato quando potrei andare a letto più tardi sapendo che il giorno successivo non devo fare la levataccia?
Dopo innumerevoli tentativi andati a vuoto ho rinunciato aspettato che qualcuno di più esperto mi venisse a risolvere il problema e un pò contrariato me ne sono andato dormire.
Il giorno successivo – oggi – mentre mi preparavo la colazione mi sono ricordato del problema della serata di ieri così, mentre aspettavo che il caffè venisse sù, ho acceso il decoder e premuto il tasto per l’espulsione del DVD. Magia!!! Senza problemi il DVD è uscito dal suo vano senza problemi!!!

Ora, questa sera provo a rimetterlo sù per riprendere la visione da dove l’avevo lasciata. Fatemi gli auguri perchè tutto vada bene!!!

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Chissà…

Scrivo. Non so di che cosa ma scrivo. E perchè lo faccio se non ho niente da raccontare? Avete presente quel proverbio che dice “l’appetito vien mangiando”? Bhe’ non mi sembra molto diverso dal suggerimento che vedo scritto in parecchi blog. Quale? A scrivere s’impara scrivendo come a leggere s’impara leggendo. Bisogna sforzarsi ogni giorno di mettere giù due righe. E così eccomi qui davanti ad un foglio bianco che m’impongo di riempire con frasi di senso compiuto anche se – ad essere sincero – non so se riuscirò a sviluppare in un vero e proprio post.
7-days-week-2758827_1280Ieri pomeriggio, mentre ero davanti al computer, cercando qualcosa che neppure io sapevo cosa fosse, qualcosa che mi attirasse, qualcosa che catturasse la mia attenzione (fuori le temperature erano crollate, il tempo non era dei migliori e visto che ero rientrato da poco al lavoro non mi sembrava il caso di prendermi qualche malanno di stagione) mi è capitata davanti allo schermo questa immagine. L’ho trovata simpatica, divertente, colorata. Cosa ho pensato quando mi è apparsa davanti? Ho pensato ad una rubrica settimanale!!! Si ma di che genere? Ad essere sincero non mi sono mai sentito così ferrato su un argomento specifico da poterci aprire un blog. Persino in questo diario virtuale, che era stato creato con l’intenzione di parlare dell’handicap sotto un profilo strettamente personale, i post che trattano specificatamente di questo argomento stanno piano piano scemando trasformandolo in un semplice blog personale. Se poi penso alla routine quotidiana è talmente piatta che a fatica trovo qualche fatto degno di nota da essere raccontato in un post.
Eppure, tra i tanti siti che ho visitato ieri, questa immagine mi è tornata prepotentemente alla mente, come se volesse dirmi qualcosa che ancora non riesco a sentire, ma più avanti chissà… Io nel frattempo me la memorizzo sul computer poi cercherò di rifletterci meglio e magari  prima o poi ne uscirà davvero una rubrica.

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Ansia… perchè?

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Sono un pò in ansia in questi giorni ed ad essere sincero non so perchè. Non c’è alcun motivo. No, in realtà stò mentendo, in realtà conosco la ragione di quest’ansia, almeno credo sia quella. Ma è una motivazione un pò stupida, che non dovrebbe crearmi tutta quest’ansia e invece…
Il fatto è che lunedi dopo quasi due mesi di fermo per i motivi che ho scritto nei post precedenti riprendo il lavoro e la routine quotidiana. “E allora?” Mi chiederete voi. “E allora niente” vi rispondo io. Ve l’ho detto che non c’è nessuna giustificazione, che non esiste alcun motivo reale per cui riprendere la vita di tutti i giorni mi debba creare ansia.

Il problema è che vengo preso da paure che non hanno motivo di esistere. Quali? Sentirò la sveglia? Si!!! In quest’ultima settimana di malattia che ho trascorso a casa mia l’ho sentita tutte le mattine, quindi non vedo perchè lunedì dovrebbe essere diverso. Riuscirò ad arrivare in ufficio in orario? Sono sempre arrivato con un certo anticipo non vedo perchè adesso dovrei arrivare in ritardo. Non è che magari l’autobus ha cambiato percorso? Sul sito non risulta nessuna deviazione quindi che problema mi faccio?

Si, è vero, magari dopo un tempo così lungo di stop farò un pò fatica a riprendere il ritmo, dovrò un pò carburare i primi giorni ma non ci sarà niente di trascendentale, non è che devo partire per un paese straniero in cui non so dove alloggerò e di cui non conosco la lingua. Rimango sempre nella mia città, riprendo a fare il lavoro che faccio da più di un decennio, rivedo colleghi di lavoro che conosco ormai da anni. Quindi devo stare tranquillo e rilassarmi.

Ecco nonostante sia già qualche giorno che mi ripeto questa frase come un mantra, anzì non solo me la ripeto, ma per convincermi ancora meglio me la scrivo, rimango comunque in ansia.
E per farmela passare credo che ci sia una sola cura: ricominciare e vedere che è tutto ok, è la vita!!!

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Tra sogni, incubi e realtà

radiator-250558_640Il condominio in cui abito non è nuovissimo, è di metà anni sessanta e ogni tanto qualche inconveniente succede. A ottobre, quando viene il tecnico per accendere la caldaia, ognuno deve poi pensare ad aprire i caloriferi e far uscire eventuali bolle d’aria che si formano e che impedirebbero all’acqua di girare correttamente.
L’anno scorso, dopo questo piccolo rito, ero convinto di aver chiuso bene tutte le valvole dei caloriferi. La sera, quando mi sono messo a letto e – in teoria – il silenzio doveva regnare sovrano, ho cominciato a sentire dei piccoli rumori  ma non mi sono preoccupato più di tanto. Mi hanno spiegato che nei primi giorni, intanto che l’impianto va a pieno regime,  è normale sentire l’acqua che circola nei caloriferi. Così, non ci ho più fatto caso, ho preso sonno e mi sono addormentato.
Il giorno successivo, dopo essere rientrato dal lavoro, avverto ancora il piccolo rumore della sera precendente. Questa volta faccio un giro di controllo e mi accorgo con orrore che effettivamente una valvola non era stata chiusa del tutto e stava perdendo acqua e il tappettino che c’era sotto il calorifero era completamente inzuppato.

Ieri sera, dopo essermi messo a letto, avverto nuovamente un lieve rumore nel silenzio più assoluto. Si, lo so che non siamo più ad ottobre ma a dicembre, però ricordate cosa mi è successo ad ottobre? Mi sono azzoppato la gamba e così sono rientrato a casa mia solo settimana scorsa. Questa volta mi sono alzato per controllare tutti i caloriferi e tutto era a posto. Tutto frutto della mia immaginazione e del mio disturbo ossessivo compulsivo. No, non me l’hanno mai diagnosticato, non ho mai avuto il coraggio ma credo che sia proprio quello. Altrimenti come si spiegherebbe che ogni volta che esco di casa c’impego sempre dieci minuti? Devo sempre controllare che i lavandini siano chiusi, così come le finestre, le luci e il gas. Ah e il telefono? Già ho sempre il terrore che sia in corso qualche telefonata immaginaria, anche se il telefono non ha squillato per tutto il giorno. E il tutto non lo controllo una volta ma più volte. E quando, sono finalmente uscito di casa incomincia la fase ho chiuso a chiave la porta di casa?  Così mentre aspetto che l’ascensore salga al piano torno indietro per controllare. Tutto questo voi come lo definite se non disturbo ossessivo-compulsivo?

Comunque cosa stavo dicendo? O meglio cosa stavo scrivendo? Mi sono perso con il mio disturbo ossessivo-compulsivo. Ah già, ero arrivato a dirvi che dopo essermi alzato per controllare i caloriferi mi ero reso conto che era tutto a posto però contuinuavo a sentire quel piccolo rumore che mi lasciava inquieto. Alla fine il sonno ha avuto la meglio e mi sono addormentato.
L’ultimo pensiero che ricordo di aver fatto prima di cadere nelle braccia di Morfeo è stato: “Sta a vedere che adesso mi sogno la casa allagata!!!” E così mi è tornato in mente un sogno che avevo fatto quando ero ancora molto piccolo. Un sogno che ricordo ancora in maniera molto nitida, cosa che raramente mi capita.
mist-1697093_640In questo sogno, o forse sarebbe meglio definirlo incubo, ero su una nave di pirati come quella della foto qui accanto, era ormai notte fonda e non si vedeva niente, il mare era agitato e io non mi sentivo molto bene, avevo mal di testa. A un certo punto sento il capitano della nave dire ad alcuni uomini : “Buttatelo in mare, l’acqua fredda gli fare passare il mal di testa.” Un’attimo dopo mi ritrovo in acqua tra le onde e nel panico più completo perchè sento che non riesco a stare a galla e stò affogando. Mi sveglio di sopprassalto e scopro che il mal ti testa non era un sogno ce l’avevo davvero.

 

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il piccolo negozio della felicità hygge

candles-2332674_1280Sapete cosa significa la parola Hygge? L’ho conosciuta anche io solo qualche giorno fa, dopo l’ultimo libro che ho letto: “il piccolo negozio della felicità hygge”.
Il termine -di origine danese- non è traducibile nella nostra lingua e il suo significato si può spiegare nell’arte di creare un’atmosfera accogliente.

Clara è una giovane ragazza danese che dopo la morte della madre decide di partire per un viaggio di cui nemmeno lei conosce la destinazione. Arrivata in un piccolo paesino del regno unito chiamato Suffolk scopre che la proprietaria dell’unico negozio di giocattoli è intenzionata a partire per una lunga vacanza. Clara si offre di gestire momentaneamente il negozio durante la sua assenza e, pian piano, quel negozio destinato alla chiusura riprende vita. I piccoli sono attratti dalla vetrina che cambia tema ogni pochi giorni e anche l’idea di creare un piccolo laboratorio in quello che una volta era uno sgabuzzino sembra riscuotere un certo successo.

Joe, il figlio della proprietaria, uno dei dirigenti una grossa società finanziaria di Londra ha un’atteggiamento sospettoso nei confronti di Clara. La sua deformazione professionale lo porta a pensare che Clara abbia dei secondi fini e spetterà proprio a lei fargli cambiare idea, facendogli vedere che esiste un altro mondo oltre a quello dei profitti economici.

Questo è il secondo post in cui faccio la recensione di un libro, spero di non aver svelato troppo di questo romanzo che ho comprato quasi per caso, per trascorrere il tempo in cui ero a letto immobilizzato con la gamba ingessata. Mi ha fatto riflettere sul fatto la società di oggi ci fagocita sulle mille cose che “dobbiamo” fare quando potremmo vivere molto meglio, godendoci i piccoli piaceri che la vita ci offre.

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Sull’autonomia

silhouette-2860530_640Come ho fatto intendere nell’ultimo post scritto tramite ipad poco meno di un mese fa ho avuto un piccolo infortunio: quello che pensavo essere una semplice storta si è rivelata una frattura del perone che mi ha costretto a letto immobilizzato per un’intero mese. Ho tolto il gesso solo l’altro giorno e ho cominciato a camminare anche se ancora a fatica, inoltre  m’aspetta un altro periodo di fisioterapia e riabilitazione.

Da questo piccolo infortunio né ho tratto una piccola conclusione. No, non è quella di stare più attenti. E’ del perchè i piccoli hanno sempre fretta di crescere e mi ero dimenticato le motivazioni. Essere immobilizzati avrà anche i suoi lati positivi: te ne stai a casa tranquillo, non hai pensieri, qualcuno pensa al mangiare… Tutto bello però dopo qualche giorno la cosa ti comincia a pesare. Per ogni più piccola stupidata devi chiedere a qualcuno che venga a darti una mano, quello che prima consideravi scontato e facevi in completa autonomia ora hai bisogno che qualcuno venga a darti un aiuto.

Insomma mi è venuto da pensare ai piccoli nella culla. E’ vero che non hanno pensieri e preoccupazioni ma, in fondo, se hanno sete non possono nemmeno bere un bicchiere d’acqua se non c’è qualcuno che glielo porta. E nemmeno chiederlo perchè non sanno ancora parlare. L’unico modo che hanno per attirare l’attenzione è quella di mettersi a piangere. E insomma: un giorno può andare, due anche ma il terzo cominci a stufarti e vorresti poter prendere quel cavolo di bicchiere d’acqua senza dover continuare a chiedere a qualcuno di prenderlo per te.

Mentre scrivo mi rendo conto che la stessa situazione può riguardare anche le persone anziane che dopo una vita trascorsa in piena autonomia si ritrovano ad avere un fisico non proprio “atletico” e che non risponde più ai comandi. Devono chiedere aiuto per cose che fino a poco tempo prima facevano da soli. Anzì, ad essere sincero, credo che la loro situazione sia anche più complicata dal punto di vista psicologico: mentre un piccolo vede la sua autonomia crescere giorno dopo giorno, un anziano vive l’esperienza esattamente opposta: vede la sua autonomia diminuire di giorno in giorno e con la consapevolezza che non potrà tornare indietro.

 

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Pausa

Se per un pò sparisco dalla circolazione sapete perché…

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