Dopo tutto non siamo cambiati più di tanto…

Qualche tempo fa avevo salvato questa immagine con l’intenzione di scriverci un post poi, tra una cosa e l’altra, me ne sono quasi dimenticato ed è rimasta lì, in una cartella in cui tengo tutte le immagini che salvo per gli articoli che scrivo per il mio blog.
Oggi, dopo tanto tempo, ho deciso di farla riemergere da quella quantità smisurata di materiale non ancora utilizzato e toglierle un pò di polvere.
Quando mi è apparsa davanti allo schermo per la prima volta non ho potuto fare a meno di realizzare un pensiero, forse lo stesso che farete anche voi guardando questa immagine. L’impressione è che il nostro modo di comunicare dopo più di 2000 anni non sia cambiato più di tanto, forse sono cambiati i supporti ma non il metodo. Nell’antico Egitto si chiamavano geroclifici, oggi li chiamiamo emoticon, una volta li pitturavano su dei muri di roccia, ora ci appaiono su degli schermi dopo aver digitato su una tastiera touchscreen ma alla fine cosa è cambiato, sono delle piccole immagini per comunicare qualcosa; nel mezzo c’è stata “l’era della scrittura”.

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Tra fantasia e realtà

Nel tentativo di mettere in pratica l’ultimo post che ho scritto provo scegliendo questa immagine. Lo ammetto, l’idea di inventarci su una storia mi ha messo subito in difficolta, non so se la fantasia si possa allenare, spero di si, ma se penso alla mia fantasia come ad un muscolo lo sento completamente atrofizzato.
Più che una storia questa immagine mi ha fatto fare una piccola riflessione. La prima cosa che mi è saltata in mente guardando questo telefono è stata: ricevo una chiamata da una persona che non sento da moltissimi anni. Potrebbe essere l’incipt per l’inizio di una storia: un amico d’infanzia che non vedo più da anni, o una persona conosciuta in vacanza durante un’estate ma di cui ho perso le tracce.
Dopo aver fatto questo pensiero ho realizzato che in realtà non c’è nulla d’inventato: è una cosa successa a tantissime persone anche se non si trattava proprio di una chiamata telefonica. Quando ci è successo? La prima volta che ci siamo iscritti a facebook. E non ditemi che non è vero, non siamo forse andati a curiosare se persone con cui avevamo legato in passato ma che poi, per un motivo o per l’altro, non eravamo riusciti a rimanere in contatto si erano iscritti anche loro? E quando le si trovava cosa si faceva? Si chiedeva l’amicizia e si andava a spulciare sul suo diario virtuale per vedere cosa gli era successo durante la nostra “assenza”. Si guardava se viveva ancora dove ci ricordavamo o se si era trasferito, magari all’estero. Si cercava di capire se si era sposato e aveva figli, se aveva realizzato quel sogno che aveva nel cassetto.
Tutto questo almeno nei primi tempi, quando il social network era ancora una novità e prima che l’entusiasmo andasse piano piano scemando.

Non so voi ma ho come l’impressione che tutto sommato la fantasia non sia sempre così lontana dalla realtà.

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Post per immagini


L’articolo che ho scritto settimana scorsa mi ha fatto pensare. Diverse volte mi è capitato di mettermi davanti al computer ma non riuscire a scrivere nemmeno mezza riga perchè l’idea non arriva; e forse alcune volte è anche inutile sbatterci la testa, si dovrebbe avere il coraggio di spegnere e mettersi a fare altro e non incaponirsi come spesso mi capita di fare.
Altre volte, come settimana scorsa, è sufficiente un’immagine per accendere un’idea che riesce a svilupparsi man mano che si scrive. Non solo l’ultimo articolo ma anche durante il lockdown del marzo scorso mi è capitato di riuscire ad inventarmi una storia, un racconto partendo solo da una fotografia (per chi ha voglia di andare a vedere trovate i post qui qui e qui).
Ecco allora l’idea di creare una nuova categoria: post per immagini dove quando manca l’ispirazione si trae spunto da un’istantanea per esercitarsi un pò con la fantasia.

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Nella speranza che la luce rimanga accesa

Questo pomeriggio il tempo è pessimo, non fa tanto freddo ma fuori il cielo è cupo, si sentono tuoni in lontananza e la pioggia ha cominciato a cadere. Cosa fare? Potrei mettermi in poltrona e continuare a leggere il libro che avevo iniziato: Il ponte d’argilla di Markus Zusak. Avevo letto che la prima parte del libro era piuttosto impegnativa e, per mia fortuna, l’avevo completata, poi però, l’ho lasciato un pò andare e l’idea di riprenderlo non mi entusiasma granché. Forse sono un pò pigro, lo so, ma ad essere sincero, i primi due romanzi che avevo letto dello stesso autore mi avevano appassionato di più. Quindi? Niente ho acceso il pc e dopo aver controllato alcune cose mi sono dato allo zapping 2.0. Cosa è lo zapping 2.0? Beh la mia generazione dovrebbe saperlo. Quando eravamo piccoli accendevamo la TV e giravamo tra i canali nella speranza di trovare qualche trasmissione che attirasse la nostra attenzione, oggi leggiamo blog cercando qualche post che c’incuriosisca o che ci faccia venire qualche spunto per un’idea.
Tra un blog e l’altro ho dato anche una sbirciatina al sito che utilizzo per scegliere le immagini che accompagnano gli articoli del mio diario virtuale e, tra le tante, quella che vedete qui sopra mi ha incuriosito.

Vi è mai capitato di avere un’idea geniale, generalmente nel momento meno opportuno, ossia quando non avete un pezzo di carta su cui scrivere o la penna che generalmente usate si è messa improvvisamente in sciopero? Quando non potete nemmeno usare il cellulare per appuntarvi un vocale perchè è completamente scarico? O quando siete al lavoro in una conversazione telefonica di vitale importanza?

Ecco questa immagine mi ha fatto venire in mente tutta questa serie di situazioni alle quali penso molti blogger saranno oramai abituati: l’idea brillante che non ti viene quando sei davanti al computer di casa, durante un week end dove non hai molto da fare ma quando, al contrario, sei impegnato in altre occupazioni e non puoi concentrarti su altro.
Cosa si va in queste occasioni? Si spera solo di riuscire a mantenere quella piccola luce accesa almeno il tempo necessario per potersela segnare da qualche parte, ci si augura che tutte le altre incombenze che ci attanagliano durante la giornata non la spengano come può capitare alla fiammella di una candela che non si può proteggere in alcun modo.

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ultime

E’ da qualche mese che non scrivo più. No, non mi sono dimenticato di avere un blog anche se – devo essere sincero – in questo periodo l’ho lasciato a prendere un pò di polvere.
C’è anche da dire che durante l’estate il caldo non invoglia a starsene davanti ad un monitor, soprattutto in una stanza che viene inondata dai raggi del sole – e dal caldo – fin dalle prime ore della mattina.
Infatti durante questi mesi quando ero a casa preferivo starmene sul balcone a leggermi un libro. Anche in questo caso devo essere sincero non ho letto moltissimo: da febbraio a oggi ho terminato tre libri e sto leggendo il quarto.

A febbraio ho terminato il gatto che aiutava a trovare nuovi amici di Rachel Wells. L’autrice è un’amante dei gatti che ha scritto una serie di libri che hanno per protagonista le avventure di un gatto di nome Alfie. Dopo quattro libri dello stesso tipo ho cercato qualcosa di diverso e mi sono imbattuto in La mia prediletta di di Romy Hausmann. Il libro è un thriller che – senza voler anticipare troppo – narra della sparizione di due donne che hanno qualcosa in comune.
Terminato questo thriller mi sono buttato su un’autore che avevo già letto: Markus Zusak. L’anno scorso, durante il lockdown, di Zukas avevo letto La ladra di libri, quest’anno ho letto Io sono il messaggero e attualmente sto leggendo sempre dello stesso autore Il ponte d’argilla, anche se, devo essere sincero, devo riprenderlo in mano perchè l’ho lasciato un pò a metà.
Mi sono reso conto che vado un pò a periodi: ci sono momenti in cui tengo spento il pc e preferisco la lettura, altri in cui al contrario accantono la lettura per dedicarmi di più al pc.

Da sabato scorso sono a casa influenzato, i primi sintomi dell’influenza mi sono piombati addosso improvvisamente, come uno tsunami. Ero talmente messo male che me ne sono stato tutto il giorno a dormire cercando di recuperare le forze. Nemmeno avevo voglia di mangiare, ricordo che per pranzo mi sono fatto una caprese per non dover sporcare più di tanto e a fatica sono riuscito a finirla. Per cena mi sono limitato a prendere del gelato che avevo nel freezer. Nel frattempo mi era salita la febbre e avevo già consumato la scorta di fazzoletti presenti nel cassetto. Insomma un vero disastro. Per mia fortuna sono risultato negativo al tampone, almeno questa una buona notizia.
Ad ora non sono ancora del tutto in forma, la febbre non c’è più ma ho ancora parecchia tosse e mi sento terribilmente debilitato. E così eccomi qui davanti al pc a rispolverare un pò questo blog che credo abbia sofferto un pò di solitudine durante questa estate.

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L’abitudine semplifica la vita

Quando vado in ufficio mi porto il pranzo sempre da casa, l’unica cosa che acquisto sul momento al supermercato di fronte a dove lavoro è il pane. A parte la pasta non riesco a non accompagnare il piatto con un pò di pane. Generalmente preferisco pani morbidi, con molta mollica: alcuni la tolgono io, al contrario, la mangio volentieri, non solo mi dà un senso di sazietà ma è anche l’ideale per fare la scarpetta.
Generalmente prendo un pane arabo e acquistandolo praticamente tutti i giorni i commessi del reparto hanno cominciato a conoscermi e sanno già quello che voglio senza bisogno che nemmeno glielo dica.

La settimana scorsa mentre mi avvicino al reparto del pane vedo che c’è un pò di gente che sta attendendo il suo turno, quando arrivo davanti al bancone capisco il perchè: la persona che veniva servita in quel momento non riusciva a decidersi su quale pane scegliere. Il commesso che mi vede arrivare mi fa un cenno e io gli dico: “il solito”. Così mentre il cliente sceglie e gli altri attendono pazientemente il commesso prende un pane arabo, lo imbusta, lo pesa e me lo porge salutandomi con un “Buona giornata”.
Io lo pendo e, senza fare una piega, mi allontano verso le casse mentre tutti gli altri sono ancora in attesa che il cliente di turno si decida sulla sua scelta.

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Pasquetta in zona rossa

Pasquetta. Oggi è il giorno tradizionalmente dedicato alle gite fuori porta ma quest’anno, come quello passato, la zona rossa ci costringe confinati a casa. Questa mattina sono uscito sul balcone di casa mia e, ad essere sincero, nonostante il cielo sereno e limpido, la temperatura sembra tornata ai livelli invernali. Eppure nei giorni scorsi il rialzo termico si era fatto sentire, oggi invece il freddo fa venir voglia di restarsene rintanati in casa anche se fuori splende il sole.

Si può sempre fare una passeggiata immaginaria. Ecco fatto!!! Una bella giornata di sole calda, con il cielo azzurro terso, camminando su un ampio sentiero non troppo impegnativo che permette di fare una lunga camminata in tranquillità.
Di recente ho guardato un filmato nel quale si spiegava che anche la semplice camminata ha numerosi effetti positivi sul corpo e la psiche.
Sembra ancora mattino presto e l’aria è ancora un pò frizzante ma non è necessario indossare un golfino, camminando ci si scalda.

Ah, ecco. Nella fotografia precedente ci mancava qualcosa. Un particolare non secondario, anzì fondamentale: la compagnia, gli amici per poter chiacchierare un pò e condividere qualche battuta spiritosa.
Tra una confidenza e l’altra siamo già arrivati all’area pic nic ma è ancora presto per mangiare. Che fare allora?

Ci sediamo ai tavoli per riprendere un pò il fiato e guardare il lago di fronte a noi. Qualcuno scatta qualche foto, l’artista della nostra combriccola un quadernetto per fare uno schizzo mentre il nostro musicista sfodera la chitarra per intonare qualche pezzo musicale che tutti conosciamo.

Senza nemmeno accorgercene ci ritroviamo tutti insieme a cantare mentre qualche altro gruppo di gitanti seduto al tavolo di fronte al nostro si gira per ascoltarci. Terminato il primo pezzo, domandano al chitarrista se conosce “non è tempo per noi” di Ligabue.
“Ci han concesso solo una vita soddisfatti o no qui non rimborsano mai…”
Terminato il brano una persona dell’altro gruppo domanda: “Da dove venite?” “Noi da Brescia, e voi?” Cominciamo a parlare scoprendo di avere amicizie comuni. Tra una chiacchierata e l’altra qualcuno comincia a sentire i morsi della fame, guardiamo l’ora e ci rendiamo conto che si è fatta quasi ora di pranzo.
Nell’area pic nic c’è una zona barbecue e il cuoco del gruppo comincia a darsi da fare. Anche nell’altro gruppo c’è qualche addetto alla cucina.

Mentre i cuochi si danno da fare a cuocere la carne sul barbecue, gli altri si attivano per preparare i tavoli. Decidiamo che tanto vale unire i tavoli e fare un’unica grande tavolata, qualcuno toglie dalla borsa termica il bere e si versa un bicchiere di birra offrendone anche agli altri. A chi non piace la birra c’è sempre la coca cola. Finalmente è pronto e si può cominciare a mangiare. Entrambi i gruppi hanno acquistato la carne in due macellerie diverse ma entrambe molto rinnomate e così decidono di condividere i piatti per decidere quale delle due macellerie offre la carne migliore.

Terminato il pranzo cosa c’è di meglio che una partita a calcetto per aiutare la digestione? E così ecco i due gruppetti sfidarsi in un torneo a pallone. Già ma si dimentica che giocare a pallone dopo mangiato non aiuta solo la digestione, favorisce anche l’abbiocco pomeridiano. Ecco quindi che dopo un quarto d’ora di tiri a pallone qualcuno si ritira per appisolarsi sotto un’albero seguito a ruota da tutti gli altri.
Dopo circa un’oretta c’è chi viene svegliato da chi invece, con il sonno fin troppo pesante, sta russando alla grande.
Nell’attesa che tutti si sveglino, si comincia a pensare al pomeriggio. Qualcuno propone di tornare indietro dove ha visto una gelateria ma forse per la merenda è ancora presto. C’è chi suggerisce di sgranchirsi le gambe proseguendo per la strada che costeggia il laghetto.
Sembra che l’idea non dispiaccia e così, quando tutti si sono svegliati, ecco che ci s’incammina lungo la strada accanto allo specchio d’acqua.
L’ora legale ha tradito un pò tutti; abbiamo camminato per diversi chilometri senza nemmeno rendercene conto tra una chiacchierata ed una risata ed adesso è l’ora di tornare alla macchina. Il gelato? Sarà per la prossima scampagnata. Abbiamo giusto il tempo per salutarci ed immortalare gli ultimi raggi di sole di questa splendida giornata.

Questo post non voleva essere un capolavoro, dovendo rimanere in casa ho solo cercato d’immaginarmi una giornata, una scampagnata tra amici senza descrivere tanti dettagli particolari ma solo alcune pennellate facendomi aiutare da alcune fotografie. Nella speranza che l’anno prossimo questo post immaginario si possa trasformare in realtà.

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E se un giorno…

Qualche mattina fa mentre mi stavo lavando i denti prima di andare in ufficio mi ha folgorato un pensiero; mi sono domandato: “Cosa farei se il braccio destro potesse tornare normale per qualche minuto?” Li per li mi sono risposto che qualche minuto non avrebbe senso, in fondo anche chi è perfettamente sano ha avuto bisogno di tempo per imparare ad usare una mano, esattamente come io ho dovuto imparare le tecniche necessarie per poter essere autonomo con la sola mano sinistra.

Ok, e se invece di qualche minuto avessi a disposizione un’intera giornata? Tutto sommato anche se la cosa per me fosse una novità non sarebbe completamente nuova, avrei comunque una vaga idea di come “muovermi”.

Riflettendoci bene non farei nulla di eccezionale: mi limiterei a fare le azioni quotidiane senza per forza usare tecniche poco ortodosse. Proverei ad indossare delle scarpe con delle stringhe invece che con il velcro come faccio di solito a causa di forza maggiore, farei una fotografia con una reflex invece che con una compatta come ero solito usare prima dell’avvento degli smartphone, proverei a digitare un post su questo blog facendomi aiutare per la prima volta anche con la destra cercando di capire se riesco a utilizzarle entrambe in sincronia, chissà magari alla fine scopro che digito più velocemente con una sola mano invece che con due.

Nonostante abbia sempre cucinato ed evitato i piatti preconfezionati e predigeriti, sostanzialmente quelli che apri la confezione, rovesci nel piatto e scaldi a microonde ho comunque usato alcuni accorgimenti per accelerare i tempi che altrimenti sarebbero diventati troppo lunghi con una sola mano. Faccio un esempio: per il soffritto non sbuccio e taglio la cipolla, prendo quella surgelata. Ecco forse proverei a cucinare con tutti i sacri crismi.

Infine, allo scattare della mezzanotte, come nella fiaba di cenerentola, tornerei alla mia solita routine badando bene di non lasciare nessun guanto in giro. O era una scarpa…

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Buona Pasqua

auguri
di buona pasqua
a tutti

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Contrattempo

Ieri mi è capitata una cosa che non m’aspettavo: c’era lo sciopero dei mezzi di trasporto. Ora, non è che non fossi a conoscenza della protesta degli autisti, i cartelli che l’annunciavano erano esposti già da due settimane, con le indicazioni degli orari garantiti che -come sempre- per il mio orario di lavoro, copre almeno il viaggio di andata. Per il ritorno mi affido alla metropolitana che solitamente è in funzione anche durante gli scioperi. Generalmente, appunto, ieri no. Uscito dall’ufficio mi avvio verso la fermata della metropolitana, alla quale preferisco l’autobus perchè meno distante e, una volta arrivato, faccio per prendere l’ascensore quando sento che qualcuno mi chiama
“Oggi c’è sciopero”
“Anche della metropolitana? Di solito funziona ugualmente!!!”
“Questa volta no!!!”

Devo essere sincero, sono stato colto di sorpresa, proprio non me l’aspettavo. Alla fine ho deciso di seguire il consiglio che più di una volta mi è stato suggerito ma che per pigrizia non ho mai messo in pratica: l’ho fatta a piedi!!! E forse dovrei decidermi a farlo più spesso, tutto sommato non ci ho impiegato un tempo esagerato e, considerando che per lavoro devo stare tutto il giorno seduto ad una scrivania, potrebbe diventare l’occasione per fare un pò più di movimento.

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