Tracy (1° parte)

Speravo che in questi giorni di clausura obbligatoria avrei avuto più tempo da dedicare a questo blog. E ad essere sinceri ce l’ho. Quello che mi manca sono gli spunti: in queste giornate chiusi in casa in cui gli unici contatti con l’esterno li hai solamente tramite le telefonate o le videochiamate di whatsapp fatico a trovare spunti per un post. Così, questa mattina, mi sono deciso a fare una cosa che avrei dovuto fare già tempo fa: sono andato su google e ho scritto “esercizi di scrittura”.
La prima pagina che il motore di ricerca mi ha proposto è stato un sito di scrittura creativa e, tra gli esercizi che vi erano proposti, ce n’era uno al quale avevo già pensato tempo fà ma che non mi ero mai deciso a fare. Motivo? Forse la paura di un fallimento clamoroso. E’ strano, tengo un blog da diversi anni ma ad essere sincero se qualcuno dovesse darmi una traccia da seguire per scriverci un articolo come si faceva a scuola quando si davano i titoli dei temi farei molta fatica.
Una cosa interessante, e che mi ha colpito, è che nella premessa del sito c’è scritto che tra le cause del blocco dello scrittore e della pagina bianca c’è proprio lo spazio infinito e la mancanza di paletti.
Ma veniamo all’esercizio che ho scelto che tra un pò il mio preambulo stà diventando un post a sé.

Descrizione da una foto
Descrivi una persona (che non conosci) partendo da una foto (prova a immaginare la sua professione, i suoi hobby, gusti musicali e culinari)

building-2560843_1920In questo periodo di reclusione questa fotografia che ho scelto mi ha colpito perchè sembra rispecchiare il periodo che stiamo vivento: una ragazza che guarda dalla finestra di quello che potrebbe essere il suo ufficio o appartamento la vita,  mentre lei la guarda scorrere attraverso una vetrata.

Tracy (non c’è scritto che non possa dargli un nome) è una giornalista / blogger freelance, lavora da casa e, spesso e volentieri prima di mettersi a scrivere un articolo per qualche testata, le piace trascorrere qualche minuto seduta sul davanzale della propria finestra per raccogliere le idee.
Dall’impianto stereo del suo ufficio escono le note di un brano musicale malinconico che rispecchiano il suo stato d’animo di questa mattina. Sa che è indietro con il lavoro, che ha diversi articoli che deve scrivere e consegnare prima di sera ma, in questo momento, non riesce a non pensare a sua nonna alla quale è sempre stata particolarmente affezzionata e che non può andare a trovare. Nonna Abby ha avuto un ictus qualche giorno prima, ora si trova in un ospedale specializzato per questo tipo di patologia a distanza di diversi chilometri dal suo loft.

E’ stata sua nonna che le ha trasmesso l’amore per la lettura e la scrittura. Quando da piccola i suoi genitori la portavano da lei prima di andare al lavoro, nonna Abby l’accompagnava nel salotto della sua casa e, dopo aver scelto insieme un libro di fiabe, si mettevano entrambe sedute sul divano di pelle dove la nonna trascorreva tutta la mattina a leggerle il libro che avevano scelto.

Quando Tracy iniziò le elementari sapeva già leggere e scrivere molto meglio dei suoi compagni e la sua padronanza di linguaggio era decisamente superiore a quella dei suoi amici.
In quinta elementare nonna Abby regalò a Tracy l’oggetto che poi segnò per sempre il suo futuro facendola diventare una giornalista apprezzata che è: una macchina da scrivere!!!
Da allora Tracy trascorreva gran parte del tempo nella sua cameretta a pigiare i tasti della macchina da scrivere: inventava storie, racconti e scriveva articoli per il giornale della scuola. I suoi genitori Dave ed Eleanor qualche volta erano un pò in apprensione vedendo che Tracy preferiva rimanere a scrivere nella sua cameretta piuttosto che uscire con i suoi amici e confidarono le loro preoccupazioni ad Abby.
Abby né parlò con Tracy e la invitò a scrivere storie “reali” piuttosto che inventate. Tracy rimase inizialmente un pò titubante ma poi si convinse e, uscendo con gli amici, scoprì che gli riusciva molto meglio raccontare storie che viveva in prima persona. Capì allora che il suo futuro sarebbe stato quello di fare la giornalista.

Quella mattina Tracy stava pensando a tutte queste cose quando lo squillo del cellulare la fece sobbalzare
– Pronto.
– Ciao Tracy, sono la mamma.
– Ciao mamma come va? Tutto bene? E la nonna?
– Lo sai che la nonna è un osso duro; l’ospedale mi ha chiamato giusto qualche minuto fa, sembra che la nonna si stia riprendendo dal coma farmacologico e che riesca a muovere anche il braccio. Il dottore ha detto che è ancora presto per cantare vittoria ma è abbastanza ottimista.
– Grazie per la bella notizia mamma, sai quanto fossi in pensiero per lei.
– Lo so tesoro, è per questo che ti ho chiamato subito dopo che ho parlato con il dottore. Ora cara torna a scrivere i tuoi articoli. Sono tua madre, lo so benissimo, che oggi avevi la testa troppo occupata da altri pensieri per riuscire a buttar giù due righe.
– Mi conosci fin troppo bene mamma!!! Appena riuscirò a mettermi alla pari con il lavoro mi prenderò due giorni per raggiungervi.
– Ci vediamo tesoro.
– Ciao mamma.

Appena Tracy terminò la chiamata, scese dal davanzale e, dopo un bel respiro, cambiò il genere musicale che proveniva dallo stereo, si sedette alla poltroncina della sua scrivania, accese il computer e cominciò a scrivere il suo ultimo articolo con il piacere che sempre la pervadeva appena metteva le mani sulla tastiera.

 

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3 risposte a Tracy (1° parte)

  1. kettyg2.wordpress.com ha detto:

    Effettivamente delle volte faccio fatica a scrivere anch’io, sarà il momento non so..il fatto che non sei da solo..

  2. mapiova ha detto:

    Ci sono diversi post in questo blog in cui racconto le difficoltà in cui mi trovo a trovare uno spunto per poter scrivere un articolo. Penso che sia una questione che – bene o male – affligge un pò tutti i blogger prima o poi.

  3. Claudia ha detto:

    Vedi, è esattamente quello che ti dicevo nel commento.
    Pensa se Tracy fosse stata una tua cliente. Avresti potuto fare la stessa cosa, e inventare la sua storia, guardandola semplicemente negli occhi.
    A me non mancano gli spunti per scrivere, perché lo faccio “per abitudine”.
    Attenzione a non scambiarla per inerzia nel senso negativo del termine, ma come qualcosa che sia proprio automatica, alla stregua del mangiare e respirare. 😅

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